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Una strada più intelligente da seguire mentre i licenziamenti nel settore del commercio al dettaglio aumentano nel 2025

giugno 17, 2025 · Ashton Kirsten · 6 min di lettura

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I primi cinque mesi del 2025 hanno portato notizie preoccupanti per il settore del commercio al dettaglio statunitense. Tra gennaio e maggio sono andati persi quasi 76.000 posti di lavoro, con un aumento sbalorditivo del 274% rispetto allo stesso periodo del 2024. Secondo i dati di Challenger, Gray & Christmas, il commercio al dettaglio è ora il secondo settore più colpito dai licenziamenti quest’anno, superato solo dal governo federale.

Questi non sono solo numeri su un foglio di calcolo. Sono segnali di un’instabilità più profonda che si ripercuote sui negozi fisici, sui grandi magazzini e sulle catene specializzate presenti nei centri commerciali. Dietro ogni licenziamento c’è un’azienda che fatica ad adattarsi, un’economia in continuo mutamento e un cliente sempre più difficile da conquistare.

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Le cause dei tagli di posti di lavoro nel settore della vendita al dettaglio

Le cause alla base dell’attuale ondata di licenziamenti nel settore retail sono diverse ma interconnesse. Le chiusure dei negozi, il calo dei consumi e l’incertezza macroeconomica hanno creato una tempesta perfetta. Catene come Macy’s, Rite Aid, Joann e Forever 21 hanno tutte annunciato riduzioni significative del personale nell’ambito di piani di ristrutturazione più ampi. Joann, la catena di negozi di articoli per l’artigianato, ha presentato istanza di fallimento per la seconda volta e ha chiuso tutti i suoi 800 punti vendita. Macy’s sta per chiudere 150 negozi con risultati insoddisfacenti nei prossimi tre anni, di cui 66 sono già stati confermati. Va notato, tuttavia, che tutto questo fa parte di una strategia più ampia, denominata “Bold New Chapter”, volta a rilanciare l’azienda e a tornare a una crescita delle vendite sostenibile e redditizia.

Gran parte di questa contrazione è dovuta a un forte calo della spesa discrezionale. Anche se l’economia in generale rimane relativamente stabile, i consumatori stanno spendendo con maggiore cautela. L’inflazione, i tassi di interesse e l’impatto dei nuovi dazi hanno tutti messo sotto pressione i bilanci delle famiglie. I rivenditori che prosperavano grazie agli acquisti d’impulso e all’esperienza stanno ora subendo il peso maggiore di questa contrazione.

C'è anche una dimensione politica degna di nota. Il Dipartimento per l'Efficienza del Governo (DOGE), una nuova iniziativa volta a snellire le operazioni federali, ha avuto ripercussioni su settori correlati, tra cui quello del commercio al dettaglio. Pur non essendo direttamente responsabile delle chiusure dei negozi, la sua influenza più ampia sull'occupazione nel settore pubblico e sull'attività economica ha minato la fiducia a livello regionale e modificato i modelli di spesa.


Chi sta sentendo la crisi?

L'attuale ondata di licenziamenti è stata particolarmente dura per i grandi magazzini e le catene tradizionali con punti vendita nei centri commerciali. Questi rivenditori devono fare i conti sia con un calo dell'affluenza che con l'aumento dei costi operativi, che vanno dalla manodopera all'affitto dei locali commerciali. 

Anche i negozi specializzati in abbigliamento e artigianato sono a rischio. L'uscita definitiva di Joann dal mercato è forse l'esempio più eclatante, ma anche marchi come Forever 21 si stanno ritirando dai negozi fisici a causa della forte concorrenza delle piattaforme di fast fashion online come Shein e Temu. Il filo conduttore di queste chiusure è un modello operativo ormai superato, che non è riuscito a stare al passo con le realtà del commercio al dettaglio moderno.

Dal punto di vista geografico, i tagli di posti di lavoro sono stati diffusi, ma particolarmente gravi negli Stati con un’alta concentrazione di grandi magazzini e centri commerciali, come la California, il Texas e la Florida. In queste zone, l’impatto economico locale è aggravato dalla mancanza di alternative lavorative di pari entità.

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Sfruttare l’analisi dei dati in negozio per un approccio più strategico

I rivenditori spesso descrivono i licenziamenti come un male necessario, un passo inevitabile in nome dell’efficienza. Ma c’è una strada più intelligente da seguire… Una strada che non si basa solo sulla riduzione del personale, ma che punta invece a migliorare l’intelligenza operativa. L’analisi dei dati in negozio offre ai rivenditori una visibilità in tempo reale su come i clienti interagiscono con i loro spazi fisici.

Questa tecnologia va ben oltre il semplice conteggio dei visitatori. È in grado di analizzare i tempi di permanenza, i percorsi degli acquirenti, i tassi di conversione e persino di collegare questi comportamenti ai modelli di gestione del personale e alle iniziative di marketing. Con un quadro più chiaro di ciò che accade nel negozio, i responsabili possono prendere decisioni più consapevoli riguardo alla pianificazione dei turni, alla disposizione della merce e alle attività promozionali.

Prendiamo in considerazione la pianificazione del personale. Anziché adottare un approccio “a tappeto” (cioè ridurre le ore di lavoro in modo indiscriminato), un rivenditore che dispone di strumenti di analisi dei dati in negozio può organizzare il personale in modo mirato per gli orari e le zone di maggiore affluenza. Questo non solo migliora l’esperienza del cliente, ma aiuta anche a evitare la perdita di fatturato causata dalla carenza di personale nelle ore di punta.

Allo stesso modo, l’analisi dei dati può migliorare la strategia di merchandising. I rivenditori possono testare nuovi layout, esposizioni dei prodotti o cartellonistica promozionale e misurarne l’effetto sul coinvolgimento dei clienti. Si elimina così ogni approssimazione. E questa chiarezza è fondamentale quando i margini sono ridotti e ogni piede quadrato deve dare il massimo.

Dal punto di vista della prevenzione delle perdite, l’analisi dei dati integrata con le riprese video offre anche un modo per contrastare più efficacemente le perdite di magazzino, individuando le fonti di furti interni o di criminalità organizzata nel settore della vendita al dettaglio. Il risultato è meno sprechi, meno perdite inutili e argomenti più convincenti a favore del mantenimento dell’organico, grazie al miglioramento del ROI operativo.


Andrew Challenger, di Challenger, Gray & Christmas, l’ha detto senza mezzi termini: «Le aziende stanno spendendo meno, rallentando le assunzioni e inviando lettere di licenziamento». Ma questo ciclo reattivo non deve per forza caratterizzare il settore del commercio al dettaglio. Semmai, è un campanello d’allarme che invita a investire in strumenti che offrano chiarezza, agilità e resilienza a lungo termine.

La buona notizia è che la tecnologia esiste già. Quello che serve ora è la volontà di adottarla non come un lusso, ma come una necessità. Le piattaforme di analisi dei dati nei punti vendita sono ormai così mature da poter offrire un ritorno sull’investimento (ROI) misurabile e a breve termine in termini di gestione del personale, merchandising, marketing e protezione dei beni.

Mentre i licenziamenti continuano a fare notizia, la vera storia potrebbe riguardare quali rivenditori scelgono di adattarsi e quali no. Chi punta sulla trasparenza operativa e su un processo decisionale basato sui dati sarà in una posizione migliore non solo per superare le turbolenze attuali, ma anche per prosperare una volta superate.

PRODOTTO: Come Traffic 3.0 sta trasformando il commercio al dettaglio tradizionale

Informazioni sull'autore

Ashton Kirsten foto ritratto

Ashton Kirsten, Global Brand Manager, RetailNext

Ashton leads global marketing at RetailNext, having progressed from Marketing Communications Coordinator to Global Brand Manager before stepping into her current role. Her background spans content strategy and creative direction across South Africa's media and marketing landscape. Ashton holds a Master of Arts in English Literature from Rhodes University, earned cum laude, along with Honours in English Language and Literature from the University of Pretoria.

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