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Bryan Gildenberg sulla monetizzazione strategica dei dati
settembre 7, 2023
Bryan Gildenberg, fondatore e CEO di Confluencer Commerce, parla delle considerazioni strategiche che i rivenditori devono affrontare riguardo alla monetizzazione dei dati. I rivenditori devono scegliere se condividere i dati per favorire la crescita del business attraverso la partecipazione attiva dei partner o monetizzare i dati per ottenere guadagni finanziari a breve termine. La monetizzazione dei dati potrebbe limitare il numero di partner a quelli che possono permettersi di acquistarli, in genere aziende più grandi che preferiscono lo status quo. Questa scelta comporta un compromesso tra rischio e rendimento che i rivenditori devono valutare attentamente, soprattutto in settori con margini ridotti come la vendita al dettaglio di generi alimentari, dove la tentazione di trasformare i dati in profitto netto immediato è forte.
Bryan sottolinea le implicazioni strategiche della monetizzazione dei dati, avvertendo che potrebbe portare a un’eccessiva dipendenza da aziende consolidate che preferiscono la stabilità all’innovazione. I rivenditori devono tenere conto di questi compromessi per evitare di diventare dipendenti da partner restii al cambiamento. Man mano che i rivenditori mettono a disposizione più dati, i fornitori di dati di terze parti devono reinventarsi radicalmente per rimanere rilevanti. Aziende come RetailNext, che aiutano i rivenditori a ottimizzare vari aspetti operativi, dimostrano i potenziali vantaggi commerciali di un’integrazione profonda con le proposte chiave dei rivenditori.
Si prevede che l’ecosistema dei dati in continua evoluzione favorirà le aziende più grandi, in grado di integrare flussi di dati estesi e di applicare l’apprendimento automatico per analisi dettagliate. Questa tendenza contrasta con la storia recente del commercio, in cui le piccole startup hanno spesso rivoluzionato il mercato a scapito delle aziende più grandi. Bryan suggerisce che i progressi nel campo dei dati e dell’apprendimento automatico potrebbero riportare il vantaggio dalle grandi aziende, consentendo loro di sfruttare le proprie risorse per superare i concorrenti più piccoli.
Nei prossimi cinque anni, Bryan prevede una trasformazione significativa nel panorama aziendale, con le grandi aziende che potrebbero prendere il sopravvento grazie a sofisticate capacità di analisi dei dati e di apprendimento automatico. Questo cambiamento potrebbe invertire la tendenza che vede le piccole startup dominare le grandi imprese, segnando una nuova era nelle dinamiche competitive del commercio.
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Trascrizione
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Penso che per i rivenditori ci sia una scelta interessante da fare su come affrontare la monetizzazione dei dati. Ed è la stessa scelta che, in un certo senso, c’è sempre stata. Il compromesso tra: se condivido i dati, la mia attività può crescere in modi diversi perché i miei partner possono partecipare più attivamente. Se invece monetizzo i dati, ne ricavo un vantaggio a breve termine.
Ma, probabilmente, in una certa misura, limito il tipo e il numero di partner che posso avere in questo percorso, perché a quel punto i miei partner diventano solo quelli che possono permettersi di comprare i dati che sto vendendo. E penso che uno dei compromessi rischio-rendimento più interessanti in questo scenario sia che un rivenditore si assicuri di valutare attentamente i compromessi legati alla monetizzazione dei dati, perché il potenziale a breve termine è davvero notevole e la facilità con cui puoi trasferire i ricavi della monetizzazione dei dati al conto economico, specialmente nel mondo in cui opero, ovvero la vendita al dettaglio di generi alimentari, dove i margini sono molto stretti. La tentazione di trasformarlo in utile netto è altissima. Ma se voglio monetizzare i dati, solo chi può pagarseli mi sarà d’aiuto.
Queste aziende tenderanno ad essere più grandi. Tenderanno a preferire lo status quo rispetto a ciò che verrà dopo. E di conseguenza potrei ritrovarmi a dipendere eccessivamente da aziende che a loro volta dipendono troppo dallo status quo. Quindi devo solo stare attento, quando monetizzo i dati, ai compromessi strategici che ne derivano.
Sono proprio i rivenditori stessi a mettere in campo sempre più dati, quindi i fornitori di dati di terze parti dovranno reinventarsi in modo piuttosto radicale. E questa è tutta un’altra storia. I fornitori di terze parti che si integrano nell’offerta del rivenditore e riescono a collegarsi a diversi aspetti delle sue prestazioni. Quindi, se fossi un’azienda come RetailNext, potrei aiutare il rivenditore a ottimizzare la manodopera, il flusso di clienti e le operazioni, ed è proprio questo che faccio dal punto di vista dei media e delle vendite.
Ci sono tantissime implicazioni commerciali in tutto questo. C’è un’opportunità davvero interessante per i fornitori terzi che sono realmente integrati nell’offerta principale del rivenditore per guidare davvero questo cambiamento. E penso che, per i rivenditori stessi, l’ecosistema dei dati stia tornando sempre più a una situazione in cui, in una certa misura, premierà le aziende più grandi piuttosto che quelle più piccole. Aziende che hanno davvero la capacità e le risorse per integrare enormi flussi di dati, applicare il machine learning – che non è economico – a quei flussi e trasformarli in analisi più dettagliate.
Penso che nei prossimi cinque anni assisterai a una rivisitazione delle aziende di grandi dimensioni rispetto a quelle piccole. Se guardi alla storia del commercio nel XXI secolo, sono state soprattutto le piccole startup a dare del filo da torcere a quelle grandi. Questo ecosistema di dati e machine learning, secondo me, è la prima cosa che succede da un po’ di tempo a questa parte che potrebbe permettere alle grandi aziende di ribaltare un po’ la situazione.
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