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Come i rivenditori possono sfruttare l'economia circolare

febbraio 27, 2023 · Ashton Kirsten · 9 min di lettura

woman holding bag of recycled clothes on white background

Nel 2022 era evidente che l’adozione di stili di vita più sostenibili fosse in aumento, ma i consumatori hanno bisogno di una spintarella. Le economie circolari offrono ai rivenditori un’opportunità fondamentale per entrare nel dibattito sul consumo etico, il riciclaggio e la consapevolezza delle emissioni di carbonio. E, soprattutto: quando i rivenditori si impegnano in questo senso, possono trarne anche un vantaggio economico. 

💡 L'economia circolare è un sistema economico pensato per sfruttare al massimo le risorse e ridurre al minimo i rifiuti da smaltire. 

A livello mondiale, il fatturato stimato generato dalle transazioni legate all’economia circolare ha raggiunto i 388 miliardi di dollari nel 2022. Entro il 2026, si prevede che questa cifra quasi raddoppi, raggiungendo i 712 miliardi di dollari. Senza dubbio, qui c’è un’enorme opportunità per i rivenditori. Soprattutto se si considera che i consumatori sono alla ricerca di alternative più sostenibili. Le economie circolari sono un terreno fertile per investimenti su larga scala. Quindi, come possono i rivenditori dare il via a tutto questo?  

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La circolarità in breve

Il sistema di produzione e consumo attualmente prevalente si basa su un’economia lineare. In questo tipo di sistema, i prodotti percorrono la catena di approvvigionamento una sola volta per poi finire nella spazzatura – un modello soprannominato, in modo poco lusinghiero, «prendi-produci-butta». Attualmente, la nostra economia mondiale è circolare solo al 9,1%, il che significa che c’è un enorme divario in termini di circolarità.

Tuttavia, Deloitte riferisce che nel 2022 i consumatori del Regno Unito hanno scelto consapevolmente di abbracciare l’economia circolare. Anziché sostituire gli oggetti rotti, il 53% ha deciso di ripararli e il 40% ha acquistato beni di seconda mano o ricondizionati. Inoltre, i dati della Banca Mondiale mostrano che, negli ultimi due decenni, l’uso totale di materiali nell’UE è diminuito del 9,4%, mentre la quota di risorse ricavate dai rifiuti riciclati è aumentata di quasi il 50%! 

Nel 2021, l’IBM Institute for Business Value ha condotto un sondaggio su oltre 14.000 adulti provenienti da 9 paesi (Brasile, Canada, Cina, Germania, India, Messico, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti). Ecco una panoramica dei risultati: 

  • Il 93% dei consumatori di tutto il mondo afferma che la pandemia di Covid-19 ha cambiato il proprio modo di vedere la sostenibilità; 

  • 2 intervistati su 3 a livello globale hanno affermato che le questioni ambientali sono molto (molto o estremamente) importanti per loro personalmente; 

  • Rispetto all’anno scorso, il 22% in più dei consumatori afferma che la responsabilità ambientale è molto o estremamente importante per loro nella scelta di un marchio. 

Questo ci porta al nocciolo della questione: i consumatori tengono sempre più conto della sostenibilità dei prodotti nelle loro decisioni di acquisto. Di conseguenza, in tutte le categorie, i prodotti sostenibili e le pratiche di vendita al dettaglio sostenibili stanno diventando importanti fattori di differenziazione per i marchi. Abbracciare l’economia circolare può essere vantaggioso sia per i consumatori che per i rivenditori. 


In che modo la moda circolare aumenta l'affluenza nei negozi 

I negozi di abbigliamento sono stati i primi a lanciarsi nel commercio circolare, soprattutto per quanto riguarda i programmi di riciclaggio. Questi programmi innovativi hanno un duplice scopo: 

  1. I valori della sostenibilità prendono vita attraverso azioni etiche, che contribuiscono a ridurre l'impatto sull'ambiente, a rendere i capi più accessibili e a rafforzare la fiducia nel marchio. 

  2. I negozi fisici attirano più clienti perché è più comodo per loro consegnare i propri capi usati direttamente in negozio, ricevendo subito un buono acquisto. 

H&M, ad esempio, mette a disposizione dei punti di raccolta nei propri negozi. Chi fa shopping può restituire i vecchi capi (di qualsiasi marca) per il riutilizzo (vendita come abbigliamento di seconda mano), il riadattamento (trasformati in altri prodotti come panni per la pulizia) o il riciclaggio (le fibre tessili vengono usate per realizzare altri capi o prodotti come materiale isolante). Da quando ha lanciato questo programma, il marchio ha raccolto oltre 140.000 tonnellate di tessuti! 

Aziende di grandi dimensioni come PVH Corp, Arvind Limited, Birla Cellulose, Levi Strauss & Co. e Otto partecipano al progetto “Storting For Circularity” di Fashion For Good. Questo progetto riunirà marchi e leader del settore provenienti da tutta Europa per condurre un’analisi completa dei rifiuti tessili utilizzando la tecnologia Near Infrared (NIR), più accurata e innovativa, e per mappare le capacità delle aziende di riciclaggio tessile. Questa ricerca porterà alla creazione di una piattaforma digitale aperta per mettere in contatto i rifiuti tessili provenienti dagli impianti di smistamento con le aziende di riciclaggio, consentendo così di costruire le infrastrutture necessarie per una maggiore circolarità negli anni a venire.

Ma i rivenditori che vogliono abbracciare l’economia circolare su una scala piccola ma di grande impatto dovrebbero prendere spunto da marchi come Patagonia. Il programma Worn Wear di Patagonia permette ai clienti di consegnare i propri capi Patagonia per rivenderli sulle piattaforme del marchio. I clienti possono restituire i capi usati nei negozi Patagonia e ricevere un buono acquisto per gli articoli idonei, creando così un ulteriore motivo di attrazione per i loro punti vendita fisici.


Il gioco del packaging

Da una ricerca di Deloitte emerge che, quando si tratta di acquisti etici, i consumatori considerano “imballaggi e prodotti sostenibili” l’aspetto più importante. Inoltre, i consumatori “apprezzerebbero iniziative più efficaci per eliminare la plastica e gli imballaggi, oltre a maggiore chiarezza su smaltimento e riciclaggio”.

Nel Regno Unito, il colosso dei supermercati ASDA ha iniziato a lanciare una rete di negozi di prodotti sfusi, nel tentativo di ridurre gli imballaggi in plastica. Questo tipo di acquisto sfuso fa parte dell’obiettivo di ASDA di eliminare tre miliardi di articoli in plastica monouso dalla propria attività entro il 2025 e permette ai clienti di acquistare i loro marchi preferiti per la casa senza plastica. In più, i clienti possono ricevere un buono da 2 sterline per ogni flacone di bagnoschiuma, shampoo o sapone che restituiscono in negozio. Modelli sostenibili + sconti in negozio = clienti soddisfatti. 

Il marchio di bellezza francese L’Occitane ha aperto il suo primo “negozio verde” a Sydney, in Australia, nel 2021. Questo negozio ha detto addio ai flaconi di plastica monouso per cosmetici introducendo i “forever bottles”, flaconi in alluminio senza plastica. Questi flaconi possono essere ricaricati all’infinito presso la “Refill Fountain” del negozio. Per i prodotti non ricaricabili, il marchio ha il programma TerraCycle, grazie al quale questi imballaggi vengono riciclati (ad esempio per realizzare i banconi del negozio). 

Secondo un recente studio sui consumatori, la sostenibilità è un criterio di acquisto importante per il 60% dei consumatori a livello globale (con gli Stati Uniti che raggiungono il 61%). Lo stesso studio sottolinea che “i consumatori si considerano anche protagonisti del cambiamento, il che significa che l’invito alle aziende ad adeguarsi non è mai stato così urgente”. 

Inoltre, un terzo dei consumatori è disposto a pagare un prezzo più alto per prodotti sostenibili. Questo dimostra che i rivenditori dovrebbero prepararsi al fatto che, in futuro, la sostenibilità diventerà la norma e non l’eccezione: gli imballaggi sostenibili sono sempre più un criterio di acquisto fondamentale per i consumatori. L’economia circolare è qui per restare.


Riciclaggio dei rifiuti elettronici per aumentare le vendite

Ogni anno, in tutto il mondo, si producono più di 50 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici (e-waste), con una media di circa sette chilogrammi pro capite. Secondo il Global E-waste Monitor delle Nazioni Unite, i rifiuti elettronici rappresentano il flusso di rifiuti più consistente a livello mondiale e spesso contengono materiali provenienti da zone di conflitto e tossici per la salute umana e l’ambiente. Ma i rivenditori disposti a pensare a lungo termine e a guardare al quadro generale possono trasformare queste sfide ambientali in opportunità commerciali estremamente vantaggiose… 

Un leader in questo settore è Apple. Il produttore e rivenditore è carbon neutral dal 2020 e prevede che tutti i suoi prodotti seguano l’esempio entro il 2030. È davvero notevole che il marchio utilizzi il 75% in meno di imballaggi in plastica monouso rispetto al 2015. Inoltre, prodotti di punta come l’iPhone sono realizzati con materiali quali stagno riciclato, cavi in oro, magneti e antenne ricavate da bottiglie d’acqua riciclate. 

Ma il vero protagonista è l’iniziativa Apple Trade In, grazie alla quale chi acquista può dare in permuta i propri dispositivi vecchi per ricevere un credito da usare per acquisti futuri o una carta regalo. Questo evita che tonnellate di rifiuti elettronici finiscano in discarica, offrendo la possibilità di rivenderli e/o permettendo al marchio di riciclare i propri componenti specifici all’interno di un unico ecosistema. 

I vecchi dispositivi possono essere spediti per posta oppure valutati e permutati in un Apple Store. In questo modo, il rivenditore attira clienti incentivandoli a fare un salto in negozio. Invece di dover seguire la spedizione dei pacchi e aspettare la valutazione, il credito e un nuovo acquisto, i clienti possono sbrigare tutto comodamente in negozio. 

Attirare i clienti in questi punti di riferimento del marchio permette inoltre agli addetti alle vendite di fornire informazioni e proporre prodotti complementari come custodie per cellulari, protezioni per lo schermo, kit per auto e accessori audio, aumentando così il valore medio dello scontrino. Quando i rivenditori uniscono iniziative sostenibili a programmi innovativi nei negozi, i clienti tendono a spendere di più, a sviluppare fiducia e a rafforzare la fedeltà al marchio. 

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Una percentuale non trascurabile di consumatori è disposta a cercare attivamente prodotti sostenibili e a pagare di più per averli. Al centro della sostenibilità c’è la circolarità. La crescente domanda di rivenditori che perseguono una missione precisa significa che le economie circolari continueranno a crescere e a dominare la consapevolezza dei consumatori. 

L'adozione dell'economia circolare nei negozi può partire in piccolo… Ma una cosa è certa: bisogna iniziare subito.

Informazioni sull'autore

Ashton Kirsten foto ritratto

Ashton Kirsten, Global Brand Manager, RetailNext

Ashton leads global marketing at RetailNext, having progressed from Marketing Communications Coordinator to Global Brand Manager before stepping into her current role. Her background spans content strategy and creative direction across South Africa's media and marketing landscape. Ashton holds a Master of Arts in English Literature from Rhodes University, earned cum laude, along with Honours in English Language and Literature from the University of Pretoria.

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